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29/05/2026

Estate anticipata in Lombardia: temperature elevate e impatti sulle colture agricole

L'anomalia termica che dura ormai da quasi una settimana, con le pianure sopra i 30 °C

Daniele Federico

Milano bollente come a luglio. Se in questi ultimi sette giorni vi è sembrato di essere piombati improvvisamente a metà estate, non si è trattato di una vostra impressione.

di Lorenzo Craveri.

I termometri della Lombardia hanno letteralmente registrato cifre ben al di sopra delle medie stagionali. L'ondata di caldo eccezionale che sta investendo l'Europa centrale ha polverizzato ogni statistica meteorologica.

Il picco è stato toccato mercoledì 27 maggio 2026. La storica stazione di Milano Brera (che attualmente appartiene alla rete di monitoraggio di Arpa Lombardia) ha registrato l'incredibile temperatura di 35.3 °C. Per capire la portata dell'evento, basti pensare che si tratta del valore più alto mai misurato nel mese di maggio dal lontano 1763. Una vera e propria anomalia termica che dura ormai da quasi una settimana, con le pianure costantemente sopra i 30 °C. Se per i cittadini si è trattato di un “anticipo forzato” dell’estate, per il mondo dell'agricoltura la situazione è ben diversa: i campi sono sotto stress.

 

Il "freno a mano" delle piante: come il caldo blocca la crescita

Le temperature così elevate e precoci stanno avendo un effetto tutt'altro che benefico sui campi lombardi. Al contrario di quanto si possa pensare, il troppo sole non fa bene ai raccolti.

Quando il termometro supera la fatidica soglia dei 35 °C, scatta nelle piante un vero e proprio meccanismo di difesa, una sorta di "freno a mano" biologico. Per evitare di disidratarsi e perdere liquidi preziosi, i vegetali (soprattutto le piante erbacee) chiudono i loro stomi. Questo blocco rallenta l'assorbimento dell'anidride carbonica e diminuisce l’efficienza della fotosintesi clorofilliana. Il risultato? La crescita si arresta o si riduce in modo significativo.

Frumento e fioriture a rischio: gli effetti invisibili dello stress termico

I danni più evidenti si possono registrare sui cereali autunno-vernini, come il frumento. Le spighe sono vittime della cosiddetta "stretta da caldo". Questo fenomeno altera il riempimento dei chicchi di grano, che rimangono piccoli e striminziti, compromettendo sia la quantità che la qualità del raccolto finale.

Ma lo shock termico colpisce anche a livello cellulare e riproduttivo:

  • Stress ossidativo: il calore accelera la produzione di sostanze chimiche nocive (specie reattive dell'ossigeno) che degradano le membrane delle cellule vegetali.
  • Fiori sterilizzati: il polline perde vitalità e i fiori rischiano di abortire prima del tempo, mettendo a rischio la futura produzione.  Questo problema si potrà riscontrare nei vigneti che in questo periodo si trovano in fioritura.
  • Cicli biologici accelerati: alcune piante, “ingannate” dalle temperature elevate, corrono troppo in fretta. L'accorciamento delle fasi fenologiche toglie loro il tempo necessario per accumulare la biomassa di cui hanno bisogno per svilupparsi.

Esiste anche un effetto positivo di queste temperature anomale sulle colture, che non cambia le preoccupazioni generali ma che va precisato per completezza: il grande caldo limita lo sviluppo della maggioranza delle malattie fungine e tende a ostacolare l’attività diurna di molti insetti dannosi per le nostre coltivazioni.

Questa anomalia di fine maggio ci ricorda, ancora una volta, quanto i nostri ecosistemi produttivi siano fragili di fronte ai repentini e violenti mutamenti del clima. L'agricoltura lombarda ora guarda al cielo, sperando che questa estate anticipata conceda presto una tregua.

Tregua che purtroppo non è prevista prima della prossima settimana, se si eccettuano i temporali e i rovesci che abbiamo registrato nel pomeriggio del 28 maggio, e che purtroppo hanno portato alcuni danni alle colture a causa della grandine associata.

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